Roma. Home Sweet Theatre, rassegna di Teatro in giardino. Dal 9 maggio al 5 luglio 2015. Il programma

Home Sweet Theatre

Home Sweet Theatre

Spettacoli e laboratori teatrali con artisti da tutta Italia + aperitivo offertoogni sabato e domenica dal 9 maggio al 5 luglio 2015.

Spettacoli ore 21:oo

Stage con gli artisti delle compagnie dalle ore 15:00

Via dell’Assunzione 65, Roma (nei pressi della Metro A – Battistini)

INFO E PRENOTAZIONI:  info@speakando.net  / 3336841604

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TEATROLTRE, MERCOLEDÌ 18 MARZO A URBINO. CE NE ANDIAMO PER NON DARVI ALTRE PREOCCUPAZIONI

PREMIO UBU 2014 COME “MIGLIORE NOVITÀ ITALIANA”

Duo di artisti molto apprezzato nel panorama nazionale e recentemente premiato con l’Oscar del teatro italiano, ossia l’Ubu per “Migliore novità italiana/ricerca drammaturgica”, Daria Deflorian e Antonio Tagliarini sono in scena mercoledì 18 marzo al Teatro Sanzio con Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni, sesto appuntamento di TeatrOltre, rassegna multidisciplinare di teatro, musica e danza promossa dai Comuni di Pesaro, Urbino, Fano, San Costanzo, San Lorenzo in Campo, Urbania e dall’AMAT con il contributo della Regione Marche e del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

Deflorian e Tagliarini si misurano continuamente con la realtà in cui viviamo, spostando continuamente l’asse principale della discussione. Come ciò che ci circonda sfugge continuamente, così anche i loro spettacoli si costruiscono tra digressioni, storie, emozioni e ragionamenti.

Punto di partenza e sfondo del lavoro di Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni è una immagine forte, tratta dalle pagine iniziali del romanzo L’esattore dello scrittore greco Petros Markaris, scritto nel 2011. Siamo nel pieno della crisi economica greca quando vengono trovate le salme di quattro donne, pensionate, che si sono tolte volontariamente la vita, dopo aver lasciato spiegato in un biglietto: «Abbiamo capito che siamo di peso allo Stato, ai medici, ai farmacisti e a tutta la società. Quindi ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni. Risparmierete sulle nostre pensioni e vivrete meglio». “La scena raccontata da Markaris – Affermano Deflorian e Tagliarini – ci ha fatto riflettere sul suicidio non come gesto esistenziale ma come atto politico estremo. Non un racconto, né un resoconto, ma un percorso dentro e fuori queste quattro figure di cui non si sa nulla se non la tragica fine. Un percorso fatto di domande e questioni che sono le loro, ma sono soprattutto le nostre. Usiamo lo spazio di libertà della scena per scatenare la nostra collera, sanare l’eccesso di positività che ci circonda, i comportamenti rigidamente politically correct, la commozione facile, il sorriso stereotipato delle relazioni sociali, le ricette per vivere con serenità le ingiustizie che ci toccano. Un gioco performativo che via via durante il lavoro diventa sempre più serio e definitivo. Non è solo la questione della rappresentazione a scricchiolare, ma ancora di più la nostra capacità di persone in scena di fronte ad altre persone sedute di fronte a noi di trovare una risposta costruttiva allo sfacelo prima di tutto morale che ci circonda. Incapaci, impotenti. Ma consapevoli di questo.”

Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni è un progetto di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini prodotto da A.D. in coproduzione con Teatro di Roma, Romaeuropa Festival 2013, 369 gradi in collaborazione con Festival Castel dei Mondi, con Daria Deflorian, Monica Piseddu, Antonio Tagliarini, Valentino Villa. Le luci sono di Gianni Staropoli, la consulenza per le scene di Marina Haas.

Biglietti (10 euro, ridotto 8 euro) presso AMAT 071 2072439 e Teatro Sanzio 0722 2281.

Inizio spettacolo ore 21.

FONTE: http://www.amatmarche.net/

TEATROLTRE, MERCOLEDÌ 11 MARZO A URBINO MADAME CÉLINE O IL BALLO DELLA MALORA

SERATA D’ONORE PER FRANCESCA BENEDETTI

 

Una serata d’onore per una grande signora del teatro italiano originaria di Urbino, Francesca Benedetti, attende il pubblico di TeatrOltre – rassegna multidisciplinare di teatro, musica e danza – promossa dai Comuni di Pesaro, Urbino, Fano, San Costanzo, San Lorenzo in Campo, Urbania e dall’AMATmercoledì 11 marzo al Teatro Sanzio con Madame Céline o il ballo della malora. La piéce racconta la vicenda dei coniugi Céline durante la Seconda Guerra Mondiale e del ritiro nella villetta di Meudon, dove lui scriveva e lei dava lezioni di danza, passione dell’autore francese. Uno spettacolo di Luca Scarlini e Massimo Verdastro in cui musica di Giovanni Canale alle percussioni e parola si intrecciano e fanno risaltare la grande interpretazione di Francesca Benedetti.

Francesca Benedetti frequenta a Roma il corso di recitazione dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica e inizia a recitare con la regia di Orazio Costa Giovangigli nella tragedia Ifigenia in Tauride con Alberto Lupo, Lilla Brignone e Andrea Bosic. Dopo il passaggio in varie compagnie con Gigi Proietti e Virginio Gazzolo fonda a Roma il Teatro Centouno con la direzione artistica di Antonio Calenda, dove sarà protagonista di varie stagioni di prosa. Nel 1957, debutta nella prosa televisiva e radiofonica della RAI, interpretando in video la parte di Ninon, in Cosa sognano le fanciulle con la regia di Enzo Ferrieri, in diretta dal Teatro Convegno di Milano.

“Luis Ferdinand Cèline era ossessionato dalle ballerine, dalle danzatrici – affermano Luca Scarlini e Massimo Verdastro nelle note allo spettacolo – scriveva libretti per la danza, che nessuno avrebbe mai rappresentato. Anche nel cuore delle sue avventure più estreme, lo scrittore continua a elaborare sogni in tutu, visioni di bianche interpreti di Giselle e dei brani più celebri del repertorio classico. Nel 1943 Cèline sposò Lucette Almanzor, interprete di danze indù e poi didatta e con lei attraversò il disastro della fine del Reich. I due lasciarono Parigi al momento in cui gli alleati arrivavano in Normandia, lo scrittore si era esposto con gli occupanti, aveva all’attivo opere antisemite che gli avevano attirato numerosi attacchi, aveva bisogno di andarsene. La meta era la Danimarca, raggiunta faticosamente e dove fu destinato alla prigione e alla miseria, dopo una immersione nel Crepuscolo degli Dèi hitleriano, come racconta con feroce umorismo nella sua ultima opera capitale, la Trilogia del Nord, composta da Nord, Da un castello all’altro e Rigodon: queste opere gli resero il successo, dopo gli anni dell’esilio e dell’ostracismo. Da esse, ma anche dal capolavoro Viaggio al termine della notte e da Pantomima per un’altra volta, oltre alle memorie di Lucette Destouches Cèline segreto e di quelle di Robert Poulet Il mio Cèline, prende forma Madame Céline o il ballo della malora, una scrittura a due voci che narra di una unione a prova di tutto, precipitata nel disastro della Storia. […] Francesca Benedetti, grande signora del nostro teatro, si confronterà questa volta con la parola incandescente, disperata e straordinariamente moderna di Luis Ferdinand Cèline, dando voce e corpo alla figura di Lucette: amica, compagna, amante appassionata ma anche spietato alter ego del grande scrittore francese.”

“Il vero punto di gravità – scrive il critico Franco Cordelli nelle pagine de “Il Corriere della Sera” – è l’interpretazione della Benedetti. Scrivo «della» e non «di» perché quali che siano le sue idee in proposito, in questa possente attrice, come sempre, o da anni in modo accentuato, si nota un elemento che non vediamo da nessun’altra parte: un modo di recitare, ossia di porgere, la parola che è giusto definire antico in un senso nobile. Nessuno recita più come la Benedetti, con la convinzione, l’ardore, la tenerezza, il senso della pausa, la continua irruzione in scena. C’era, era lì, si era per un minuto nascosta, d’impeto, di nuovo catturando l’attenzione, vi ritorna.”

Lo spettacolo è prodotto da Compagnia Massimo Verdastro. La drammaturgia è a cura di Luca Scarlini e Massimo Verdastro che firma anche la regia.

Biglietti (10 euro ridotto 8 euro) presso botteghino del Teatro Sanzio 0722 2281. Inizio spettacolo ore 21.

Urbino. Teatro Sanzio. Materdì 3 marzo 2015. Il Mondo Non Mi Deve Nulla. Villoresi e Casadio

URBINO, TEATRO SANZIO MARTEDÌ 3 MARZO IL MONDO NON MI DEVE NULLA

CON PAMELA VILLORESI E CLAUDIO CASADIO

Il mondo non mi deve nulla, nuova pièce teatrale di Massimo Carlotto dopo Oscura immensità, arriva in scena martedì 3 marzo al Teatro Sanzio di Urbino nel cartellone promosso dal Comune e dall’AMAT.

Lo spettacolo è una coinvolgente riflessione sul senso della vita, sul peso del caso e della nemesi, sulla libertà di scelta delle nostre coscienze condotta in scena con grande maestria interpretativa da Pamela Villoresi e Claudio Casadio diretti dalla regia di Francesco Zecca.

Il cuore di Rimini pulsa tranquillo in attesa dell’arrivo chiassoso dei turisti. Adelmo, un ladro stanco e sfortunato, nota una finestra aperta sulla facciata di una palazzina ricca e discreta. La tentazione è irresistibile e conduce l’uomo a trovarsi faccia a faccia con Lise, la stravagante padrona di casa, una croupier tedesca in pensione. Nessuno dei due corrisponde al ruolo che dovrebbe ricoprire e, in una spirale di equivoci, eccessi e ironia, si sviluppa un rapporto strano, bizzarro ma allo stesso tempo complesso e intenso sul piano dei sentimenti. Due personaggi infinitamente lontani, nulla li accomuna, eppure entrambi cercano il modo di essere compresi e amati dall’altro.

“Pamela Villoresi – scrive Francesco Zecca nelle note di regia – scava in un personaggio che la vita ha indurito facendolo vibrare straordinariamente di una fragilità e ironia commoventi. Guardandola ci si incanta nel suo continuo svelare di Lise la sensibilità, l’indulgenza e l’amarezza amabilmente celate sotto un forte velo rosso di testardaggine, inclemenza e durezza. Pamela porta in scena perfettamente le due facce di Lise e la muove sul precipizio del vuoto come un ventriloquo fa con la sua bambola: la guida, la copre, la svela, la zittisce ed infine la sacrifica. Claudio Casadio indaga con grande sensibilità un’anima intrappolata in una vita disperata, regalandogli poesia e una purezza incantatrice, che rende il suo personaggio struggente. Restituisce al personaggio di Adelmo tutta la sua “veracità”, la forza ed il “non arrendersi” tipico di chi è attaccato alla vita con i denti perché dalla vita ha avuto ancora troppo poco per mollare gli ormeggi. L’Adelmo di Claudio è più vitale e popolano che mai e di un popolo lavoratore e sacrificato porta in scena il riscatto con il buon senso che a volte viene meno ai più acuti filosofi. L’Adelmo di Claudio è credibile, concreto, meravigliosamente vivo, acuto e di una esuberanza necessaria per lasciare spazio alla speranza di una rinascita. Massimo Carlotto con il suo noir lascia la possibilità di muoversi in un testo pieno di molteplici opzioni. Il suo testo non patteggia per nessuno, non salva nessuno è un testo senza vincitori e senza vinti ma è anche un testo senza Dio che restituisce all’uomo la chance di guidare i suoi propri fili fino alla fine. È dunque un testo ideale per un regista che voglia dare una sua personalissima interpretazione. Di questa battaglia senza vincitori né vinti, senza eroi, di questo testo in cui da un lato c’è chi sceglie che il mondo non gli deve più nulla e dall’altro chi va a prendersi ciò che ancora il mondo gli deve, io ho scelto di lasciarmi tentare dal vuoto come fa Lise resistendogli come fa Adelmo.”

Lo spettacolo è prodotto da Accademia Perduta Romagna Teatri – Teatro e Società, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia. Le scene sono di Gianluca Amodio, le musiche di Paolo Daniele, i costumi di Lucia Mariani, il disegno luci di Alberto Biondi.

Per informazioni e biglietti (da 10 a 20 euro): Teatro Sanzio 0722 2281.

Inizio spettacolo ore 21.

Fonte: AMAT

Fano. Teatro della FortunaOttavia Piccolo in “7MInuti”. Sabato 23 novembre 2015

FANO | sabato 28 febbraio 2015
Teatro della Fortuna ore 21,00
OTTAVIA PICCOLO
7 MINUTI
di Stefano Massini
regia Alessandro Gassmann 

Emilia Romagna Teatro – Teatro Stabile dell’Umbria – Teatro Stabile del Veneto

7 MINUTI

di Stefano Massini
con Ottavia Piccolo
Paola Di Meglio, Silvia Piovan, Olga Rossi, Maiga Balkissa, Stefania Ugomari Di Blas
Cecilia Di Giuli, Eleonora Bolla, Vittoria Corallo, Arianna Ancarani, Stella Piccioni
regia Alessandro Gassmann
scenografia Gianluca Amodio
costumi Lauretta Salvagnin
light designer Marco Palmieri
musiche originali Aldo e Pivio De Scalzi
videografie Marco Schiavoni

7 minuti 2

7 minuti di Stefano Massini, basato su un episodio realmente accaduto in una fabbrica francese è, in questo passaggio storico, il testo che andavo cercando. Parliamo di lavoro, di donne, di diritti, lo faremo dando voce ed anima a undici protagoniste operaie che ci permetteranno di raccontare con le loro diverse personalità̀, le paure per il nostro futuro e per quello dei nostri figli, le rabbie inconsulte che situazioni di precarietà̀ lavorative possono scatenare, le angosce che il mondo del lavoro dipendente vive in questo momento. Il linguaggio di Massini è vero, asciutto, credibile, coinvolgente, molto attento e preciso nel descrivere i rapporti e i percorsi di vita di undici donne, madri, figlie, tutte appunto diverse tra loro ma capaci di raccontarci una umanità̀ che tenta disperatamente di reagire all’incertezza del futuro. Ottavia Piccolo, Blanche, rappresenterà̀, tra questi undici caratteri, la possibilità̀ di resistenza, il tentativo di far prevalere nel caos la logica, la giustizia, una sorta di “madre coraggiosa” che tenta di indicare una via alternativa. Il disegno registico, come mia abitudine, si concentrerà̀ sul tentativo di dare verità̀ a queste anime, descrivendone, in una scenografia iperrealista, tutte le diversità̀, emozioni, incomprensioni, tentando, come sempre, di amplificare le emozioni già̀ presenti nel testo. Il teatro può davvero essere luogo di denuncia senza mai rinunciare alla produzione di emozioni, questo ho fatto finora e continuerò̀ a fare con 7 minuti. Alessandro Gassmann

Ci sono storie che ti vengono a cercare. Sembra che facciano davvero di tutto per essere raccontate, per essere scritte. Una di queste ha raggiunto e conquistato me e ha a che fare con le operaie tessili di Yssingeaux, nell’Alta Loira. Il fatto di cronaca risale al gennaio 2012 e ha riempito i giornali d’Oltralpe: d’altra parte poteva passare inosservato quel braccio di ferro così spietato fra le dipendenti – tutte donne – di uno dei massimi colossi industriali francesi e i nuovi dirigenti subentrati al controllo? La storia delle operaie di Yssingeaux mi ha dato la caccia per vari mesi. Non potevo aprire un quotidiano o cliccare su una web-page senza trovarmi di nuovo davanti quei visi femminili, assortiti di ogni età̀, impegnate in una difesa epica – antica eppure modernissima – della propria dignità̀ di lavoratrici. Ma in quale modo raccontare in teatro tutto questo? Il pretesto me l’ha fornito, come sempre, non il filone principale bensì uno dei tanti aneddoti di cui è costellata la drammatica trattativa di quei giorni: la lunga riunione del consiglio di fabbrica che doveva decidere se accettare o meno una rinuncia ai propri diritti acquisiti. Su quella riunione ho costruito tutto. E con grande passione, perché mi sembrava straordinario ritrarre in scena il mosaico estremo di quel conclave tutto di donne, chiamate a votare “sì o no” non solo alla propria sorte, ma anche a quella di chissà̀ quante altre fabbriche nell’Europa della grande crisi. Come in tante occasioni – di cui la Storia è piena – si ha davvero la sensazione che nel piccolo di quella riunione a Yssingeaux si sia realizzato il modello in miniatura del più tremendo dramma del nostro tempo: il dibattito fra quelle undici donne, diversissime, è in fondo il sismografo di un inizio secolo iper-contraddittorio in cui la bussola del lavoro sbanda impazzita, tirando nel vortice la stessa identità̀ del cittadino europeo moderno. Ecco perché ho ceduto alla pressante preghiera di quelle donne che dalle foto dei giornali mi chiedevano di essere raccontate: la loro storia è una radiografia del presente, in ognuna di loro – nelle storie di ognuna di loro – c’è il paradigma di qualcosa che ci riguarda, ci tocca e merita di comporre il mosaico di una narrazione contemporanea. E se nell’immediato dopoguerra, Reginald Rose utilizzò l’espediente geniale di una composita giuria per scandagliare i fondali limacciosi della società̀ americana, io sono convinto che un consiglio di fabbrica possa quanto mai servire, oggi, per indagare i movimenti tellurici dell’Europa dilaniata dagli spread. Stefano Massini

Fonte: AMAT

Teatro. Urbino. Per L’ Amore di Isabella, tragicommedia in tre atti. Urbino, mercoledì 25 febbraio 2015

Due repliche ad Urbino per l’esilarante e commovente tragicommedia dal titolo “Per L’Amore di Isabella” proposta da Teatro a Martello. Il primo spettacolo alle ore 18.30, il secondo alle 21.30.

Lo spazio che ospita l’evento è la Galleria d’Arte situata dove si trovava la libreria e pub “Il Portico“, in via Mazzini (proprio sotto la piazza e di fianco alla Piadineria Il Falco).

L’evento conclude una 5 giorni di mostre, laboratori, seminari e spettacoli, e cade proprio in occasione della giornata mondiale della Commedia dell’Arte.

Pubblichiamo il programma dell’evento dal titolo “Masca’ra, memoria, linguaggi, metamorfosi“.

L’organizzazione è di FàMaschere, Circa Teatro con la partecipazione di Teatro a Martello, Teatro Cust 2000, La Resistenza della Poesia.

Programma dal 21 al 25 febbraio 2015.

Sabato 21 febbraio
Inaugurazione
ore 18:00 Conferenza sulla memoria, linguaggio e metamorfosi della commedia dell’arte tenuto dall’attrice Sandra Cavallini e la docente Donatella Marchi.
ore 19:00 Presentazione della mostra a cura degli artisti Ceccarelli, De Marchi, Gargagliano. A seguire buffet\ aperitivo

Martedì 24 febbraio ore 18,30.
Quadri di Commedia, spettacolo di presentazione della Commedia dell’Arte. A Seguire laboratorio aperto sui principali caratteri di commedia. A cura de La Resistenza della Poesia.

Mercoledì 25 febbraio ore 18,30 ed ore 21,30
Per L’Amore di Isabella, tragicommedia in tre atti.
A cura di Teatro A Martello.

Durante i 5 giorni della mostra sara’ possibile partecipare a laboratori sulla costruzione della mashera in cuoio e lezioni dimostrative.

Ingresso libero.

Informazioni: http://www.famaschere.com

Urbino. Teatro Sanzio. ALESSANDRO HABER E ALESSIO BONI CON IL VISITATORE. Giovedì 16 febbraio

IN SCENA IL 19 FEBBRAIO AL TEATRO SANZIO DI URBINO

Giovedì 19 febbraio prosegue al Teatro Sanzio la stagione realizzata dal Comune di Urbino con l’AMAT. In scena Alessandro Haber e Alessio Boni vestono i panni di Freud e Dio, personaggi che guardano dalla stessa finestra la malattia dell’uomo, la pazzia del mondo in una commovente, dolce ed esilarante pièce di Éric-Emmanuel Schmitt, Il visitatore diretta dalla sapiente regia di Valerio Binasco, tradotta e rappresentata in 15 lingue e in oltre 25 paesi.

Aprile 1938. L’ Austria è stata da poco annessa di forza al Terzo Reich, Vienna è occupata dai nazisti, gli ebrei vengono perseguitati ovunque. In Berggstrasse 19, celeberrimo indirizzo dello studio di Freud – interpretato da Alessandro Haber –, il famoso psicanalista attende affranto notizie della figlia Anna, portata via da un ufficiale della Gestapo – nei suoi panni Francesco Bonomo. Ma l’angosciata solitudine non dura molto: dalla finestra spunta infatti un inaspettato visitatore – interpretato da Alessio Boni – che fin da subito appare ben intenzionato a intavolare con Sigmund Freud una conversazione sui massimi sistemi. Il grande indagatore dell’inconscio è insieme infastidito e incuriosito. Chi è quell’importuno? Cosa vuole? È presto chiaro che quel curioso individuo in frac non è un ladro né uno psicopatico in cerca di assistenza. Chi è dunque? Stupefatto, Freud si rende conto fin dai primi scambi di battute di avere di fronte nientemeno che Dio, lo stesso Dio del quale ha sempre negato l’esistenza. O è un pazzo che si crede Dio? La discussione che si svolge tra il visitatore e Freud, e che costituisce il grosso della pièce, è ciò che di più commovente, dolce ed esilarante si possa immaginare: Freud ci crede e non ci crede; Dio, del resto, non è disposto a dare dimostrazioni di se stesso come se fosse un mago o un prestigiatore. Sullo sfondo, la sanguinaria tragedia del nazismo che porta Freud a formulare la domanda fatale: se Dio esiste, perché permette tutto ciò?

Per informazioni e biglietti (da 10 a 20 euro): Teatro Sanzio 0722 2281, AMAT 071 2072439.

Inizio spettacolo ore 21.